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venerdì 30 settembre 2011

Papà separati

 

4 commenti:

  1. Il 14 per cento dei bambini collocati negli istituti è straniero, secondo gli ultimi dati ufficiali.
    Sono 15.624 i minorenni collocati in case-famiglia. Sono 16.767 quelli dati in affido familiare. Il 29, per cento è il tasso di crescita degli affidi di minori negli ultimi dieci anni. È di 2 anni la permanenza media di un bambino nelle comunità protette. All’incirca il 50 per cento dei bambini usciti dalle comunità torna nella famiglia d’origine. Costa 200 euro al giorno, in media, la retta per un bambino in comunità secondo alcuni esperti.

    “Ogni giorno ne portano via almeno 80. Li chiudono in un centro protetto per due anni in media”
    corrente moderna ingiustizie familiari



    Gli assistenti sociali

    hanno quasi

    diritto di vita e di morte


    TRIBUNALI E MINORI
    Il Italia sono più 32 mila i bambini che vengono chiusi nelle comunità o dati in affido a un’ altra famiglia. Spesso per cause non del tutto giustificate.
    Così si moltiplicano le critiche contro assistenti sociali, psicologi e magistrati. Accusati eccessivo interventismo di perizie frettolose. Ma soprattutto di alimentare un vero business. Che per alcuni vale più di 1 miliardo.
    Ogni giorno ne portano via almeno 80. Li chiudono in un centro protetto per due anni in media. E allo Stato costano 200 euro al giorno.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. www.newhause.altervista.org/case famiglia e sequestri di stato

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  4. BARBARA E PATRIZIA: MADRE E FIGLIA CON LO STESSO DESTINO

    Barbara e Patrizia si sono ritrovate il 2 Ottobre del 2009, in una mattinata di pioggia. Barbara, 54 anni, vive in Toscana: ha mento affilato e parole decise. Patrizia, 35 anni, ha la stessa forma del viso e uguale risolutezza. Madre e figlia non immaginavano di assomigliare tanto l’una all’altra.
    Non si vedevano dal 1976: dal giorno in cui Patrizia venne tolta a Barbara per essere chiusa in istituto e poi data in adozione. Si sono riabbracciate dopo 33 anni. Per scoprire di essere unite da quel mento affiliato e da un’unica sorte. Perché anche a Patrizia hanno portato via un figlio: Davide, di sette anni. “Gliel’hanno sottratto ingiustamente, come successe a me” dice Barbara.
    Nel soggiorno di una villa spersa nella campagna veneta, guarda la sua figlia naturale con un misto di rabbia e di dolcezza: “Questa volta, almeno, combatteremo insieme” le promette.
    Legate dallo stesso destino. IL destino che, dicono gli ultimi dati ufficiali, oggi travolge più di 32 mila minorenni.
    L’odissea di Patrizia era cominciata nel 2008, quando si è rifiutata di continuare a vivere con il compagno in Tunisia, dove i due si erano trasferiti per lavoro.

    Il più delle volte allontanati dalle famiglie per motivi giustificati, come gli abusi sessuali, i maltrattamenti o l’indigenza. Altre per ragioni fumose e impalpabili. Negli ultimi dieci anni il loro numero è aumentato del 29,3 per cento. Più della metà finisce in affidamento temporaneo ad altre fami9glie. Il resto in quelli che prima erano chiamati istituti, ma dal 2001 sono stati più formalmente ribattezzati servizi residenziali: oltre un migliaio di comunità che ospitano 15.624 ragazzini. Un numero enorme, che costa allo Stato mezzo miliardo di euro all’anno solo in rette giornaliere. Ma la cifra, calcolando vari esperti di giustizia minorile, andrebbe più che raddoppiata.
    Oggi, però, è tutto il sistema a essere sistematicamente messo in discussione. Battagliere associazioni e libri-verità parlano di “bambini rubati dalla giustizia”. Raccontano di assistenti sociali troppo interventisti, di psicologi disattenti, di una magistratura flemmatica, di interessi economici. E di errori giudiziari sempre più frequenti.

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